| domenica 09 giugno 2013 legge Paolo Cova | |
Per il ciclo
Saggio chi legge
alla libreria Coop Zanichelli
Il testo di partenza:
Fabio Massaccesi, Francesco Arcangeli nell'officina bolognese di Longhi. La tesi su Jacopo di Paolo, 1937, Silvana, Cinisello Balsamo 2011
La scuola filologica di Roberto Longhi ha rivoluzionato lo studio della storia dell’arte, nella cui produzione specialistica le sue pubblicazioni rappresentano uno spartiacque. Francesco Arcangeli fu il miglior discepolo di Longhi e insieme ad altri straordinari studenti (Graziani, Bertolucci, Bassani, Raimondi, ecc.) costituì la base per una prima vera e propria officina storiografica, che si affermò nei suoi anni bolognesi. Il libro di Massaccesi è strutturato in tre parti. La prima è dedicata alla pubblicazione della tesi che Francesco Arcangeli scrisse nel 1937 in costante dialogo col maestro, a tutt’oggi di indubbio valore scientifico e in gran parte inedita: Iacopo di Paolo nello svolgimento della pittura bolognese. La seconda parte è dedicata alle riflessioni sul rapporto tra Longhi e Arcangeli, ricostruito attraverso il loro straordinario carteggio, che vuole rileggere, in controluce con la nostra contemporaneità, la congiuntura storica e il contesto bolognese ove nacque l'officina. La terza parte è invece quella più schiettamente scientifica, dove l'autore, a seguito di un lungo lavoro di ricerca, sulla scorta di Arcangeli e degli studi seguenti, aggiorna il corpus di opere e le vicende relative all'attività artistica di Jacopo di Paolo. Massaccesi riesce infatti non solo a dipanare con sapienza i nodi della ricerca storico-artistica di quegli anni, ma al contempo suggerisce la necessità di affermare l'attualità, anche politica, dell'insegnamento longhiano. Dalle pagine del libro di Massaccesi quella grande generazione di intellettuali torna a ribadire la necessità – oggi valida più che mai – che la storia dell’arte riesca a incidere e modificare la cultura e la società, trovando nuove vie che, anche di là dal saggio monografico, riescano a far funzionare all’unisono, come voleva Longhi, «filologia, critica, alta divulgazione, letteratura personale». |
I testi di tutte le letture fatte dall'associazione ogni lunedì sera dal 2001 al 2013, prima presso l'Arci Villone di via Bastia, poi al Circolo Pavese di via del Pratello. A Bologna. Su ideazione di Paolo Bollini e Isa Speroni.
logo dell'associazione
Fabio Massaccesi, Francesco Arcangeli nell'officina bolognese di Longhi.
La scomparsa dell'Italia industriale di Luciano Gallino
domenica 12 maggio 2013 legge Davide Conte
Per il ciclo
Saggio chi legge
alla libreria Coop Zanichelli
| Il testo di partenza: | |
| Luciano Gallino La scomparsa dell'Italia industriale, Einaudi 1998 | |
Luciano Gallino (1927) è stato definito da Edmondo Berselli “un contestatore puntiglioso della dogmatica economica vigente”. In particolare “è rimasto nella memoria di molti un suo saggio del 1998, Se tre milioni vi sembran pochi, che affrontava con spregiudicatezza il tema della disoccupazione, smontando numerosi feticci della retorica neoliberista. E anche La scomparsa dell’Italia industriale e L’impresa irresponsabile (entrambi Einaudi) toccano alcuni punti nodali dello sviluppo dell’economia del nostro tempo”.
Nel 2003 l’autore scriveva: “in quarant'anni l'Italia ha perso quasi per intero la propria capacità industriale, che sarebbe azzerata se dovesse cadere anche l'industria dell'automobile. Se non troverà modo d'inventare una politica industriale adeguata, sarà presto collocata nel novero dei paesi semi-periferici del sistema mondo. Anche se dovesse mantenere in loco qualche stabilimento di produzione, tutte le decisioni in merito all'occupazione, alle retribuzioni, a cosa si produce e a quali prezzi, ai prodotti che entrano nelle nostre case e conformano la nostra vita, saranno prese altrove.” Ma ci può essere una nuova rivoluzione industriale in Italia? E come si può favorire? |
G. Didi-Huberman - La conoscenza accidentale
| domenica 14 aprile 2013 legge Vito Bonito | |
Per il ciclo
Saggio chi legge
alla libreria Coop Zanichelli
il testo di partenza:
Georges Didi-Huberman, La conoscenza accidentale. Apparizione e sparizione delle immagini, Bollati Boringhieri
La forza del visibile vive di apparizioni e di evanescenze, di affioramenti e di sparizioni. Attraverso i fasmidi, insetti mimetici, o gli Arma Christi, iconografie della passione e delle ferite di Cristo, Didi-Huberman sperimenta uno sguardo che sa cogliere ciò che ci viene incontro adattandosi al regime incostante, ambiguo ed enigmatico dell’immagine. Il dettaglio apparentemente insignificante e il capolavoro sono entrambi immagini aperte che interpellano la nostra visione e la possibilità di ricostruire paesaggi e forme non sempre addomesticati.
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La cultura delle città-Lewis Mumford
| domenica 10 marzo 2013 legge Vito Colavitti | |
Per il ciclo
Saggio chi legge alla libreria Coop Zanichelli
Il testo di partenza:
Lewis Mumford, La cultura delle città, a cura di Michela Rosso e Paolo Scrivano, Edizioni di Comunità, Torino 1999.
Testo dal tono volutamente polemico, assertivo, ma scritto anche con evidenti finalità didascaliche, La cultura delle città, un classico degli studi urbani, si propone ancora oggi come uno straordinario progetto di comunicazione divulgativa dedicato ai temi della città e del territorio. Esso offre una profonda riflessione sui valori della cultura usando come chiave narrativa l'evoluzione della città occidentale dal Medioevo all'epoca contemporanea, mantenendo numerosi elementi di interesse anche in relazione alle tematiche urbanistiche. La fortuna della Cultura delle città, dovuta anche al talento narrativo di Mumford, si riassume nella difficoltà di darne una precisa collocazione disciplinare. Dal 1938, anno della pubblicazione negli Stati Uniti, questo libro ha continuato ad appassionare un pubblico assai eterogeneo, trovando tra i suoi lettori sociologi come letterati, storici come architetti e urbanisti.
“La città, quale si rivela nella storia, è il punto di massima concentrazione dell’energia e della cultura di una comunità”. (Lewis Mumford)
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Diario clinico di S. Ferenczi
| domenica 10 febbraio 2013 legge Maria Cecilia Bertolani | |
Per il ciclo
Saggio chi legge
alla libreria Coop Zanichelli
Il testo di partenza:
Sandor Ferenczi (1932). Diario clinico. Milano: Cortina, 1988.
Partendo dagli appunti privati dello psicoanalista Sandor Ferenczi, ossia dal suo Diario clinico, esploreremo la concezione che egli ebbe del trauma e delle possibili vie di cura. Emergerà anche quell'indissolubile intreccio tra vita privata, clinica e ricerca che ha fruttato alla psicoanalisi contemporanea alcune delle principali innovazioni teoriche e cliniche.
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R. Kennedy - Sogno cose che non sono state mai. Discorsi 1964-1968
| domenica 13 gennaio 2013 legge Luigi Spina | |
Per il ciclo
Saggio chi legge
alla libreria Coop Zanichelli
Il testo di partenza:
Robert F. Kennedy, Sogno cose che non sono state mai. Discorsi 1964-1968, a cura di Giovanni Borgognone, prefaz. di Kerry Kennedy, Einaudi Torino 2012.
Dalla recente raccolta dei discorsi di Bob Kennedy, leggeremo quello per la morte di Martin Luther King, che contiene una citazione dell’Agamennone di Eschilo. Partendo dall’uso dei classici e dei modelli politici greci e romani nell’era dei Kennedy, faremo il punto sul valore della retorica come dialogo fra le culture e sul rapporto tra discorso e potere.
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L’ imitazione della rosa - Clarice Lispector
| lunedì 04 giugno 2012 introducono Mila Vanzini, Lucia Palladino e Cristina Renzetti | |
“L'imitazione della rosa” è un racconto della scrittrice brasiliana Clarice Lispector, tratto dalla raccolta Legami familiari, uscita in Brasile nel 1960.
E' un racconto con una storia semplice, minuscola. Una donna aspetta in casa il rientro del marito dal lavoro, isolata nel suo mondo casalingo, nel tentativo di imitare e identificarsi con un mazzo di rose di cui poi si sentirà obbligata a disfarsi, regalandole a un'amica. Nella prosa della Lispector, questi personaggi quotidiani (e il loro piccolo mondo interiore) diventano, come scrive Tabucchi, “esseri angelici che hanno compiuto un infimo miracolo del quale raccontano il banale e sovversivo segreto”. Il racconto verrà presentato alla Bottega dell'Elefante sotto forma di narrazione polifonica condotta da un’attrice, una cantante e una danzatrice. È il primo esperimento di un progetto più ampio dal titolo “Racconto da camera”. |
I monologhi da Medea
| lunedì 28 maggio 2012 Introduce Margaret Collina insieme a Rita Galbucci, Paola Padovani, Alessandro Dall’Olio | |
“Un uomo, quando è stanco di starsene in famiglia, esce, evade dalla noia, si ritrova con amici e coetanei; noi donne, invece, siamo costrette ad avere sotto gli occhi sempre un’unica persona. Si blatera che conduciamo una vita priva di rischi, tra le mura domestiche, mentre i maschi vanno a battersi in guerra. Che assurdità!
Preferirei cento volte combattere che partorire una volta sola.” |
La scuola della signorina Spezzindue - da R. Dahl, R. L. Stevenson, G. Biffi
| lunedì 21 maggio 2012 legge Elena Massi | |
Lo scrittore inglese Roald Dahl è diventato estremamente popolare tra insegnanti e bibliotecari per i particolari macabri, ironici e grotteschi delle sue storie. Dopo anni di letterale caccia alle streghe per espurgare i romanzi per bambini di brutture e paure, pochi adulti si sono schierati contro l'autore inglese, nonostante i suoi romanzi brulichino di schifosi sporcelli che si maltrattano a vicenda o diano allure a figure ambigue come quella Willy Wonka nella misteriosa fabbrica di cioccolato o rappresentino attività illegali per evocare momenti memorabili del rapporto padre-figlio, come quello di Danny che, grazie a suo padre, diventa campione del mondo di caccia da frodo. È la fine di un'epoca? Che ruolo hanno oggi i casi esemplari: le storie di formazione alla Pinocchio, che dopo innumerevoli avventure smette di essere un monello 'cattivo' per diventare un bambino buono? Che tipo di esperienza pedagogica porta al lettore chi propone di divertirsi con la cattiveria, di godere della bruttezza o di condividere malinconia? Insomma come spiegare il fascino della scuola della signorina Spezzindue, la terribile direttrice scolastica, della piccola Matilde?
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‘Ala al-ASwani La rivoluzione egiziana e da vari autori de i Diari della Rivoluzione
| Lunedì 14 maggio 2012 leggono Azzurra Meringolo e Giulia Piccinini | |
Fino al 25 gennaio 2011, l’Egitto veniva considerato in Occidente una colonna portante e stabile dello scacchiere geopolitico mediorientale, ma non tutti la pensavano così. Tra i più accorti che sapevano che il regime non era che un gigante dai piedi di argilla c’era il giornalista e scrittore ‘Ala al-Aswani, che dalle pagine dei pochi giornali d’opposizione non ha mai cessato di raccontare nei suoi articoli un Egitto fatto di un popolo stanco e insofferente, ma pronto a cogliere l’occasione per far sentire la sua voce chiedendo libertà e dignità. Una raccolta di questi articoli è contenuta in La rivoluzione egiziana, un vademecum per orientarsi nella complessa fase di transizione che sta vivendo l’Egitto nell’era post Mubarak. A raccontare in presa diretta i diciotto giorni di quella lotta che, supportata e diffusa dalla rete, si è combattuta in strada, sono invece sette attivisti e blogger che raccolgono le loro testimonianze nei Diari della Rivoluzione.
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Europeana - Patrik Ourednik
| lunedì 07 maggio 2012 legge Mario Giorgi | |
Pubblicato nel 2001, Europeana - Breve storia del XX secolo di Patrik Ourednik ha la bizzarra ambizione di stilare, in poco più di cento pagine, un bilancio dei cento anni appena trascorsi, e lo fa eludendo sistematicamente le più elementari regole contabili. Ne viene fuori una sequenza di insensate congruenze, un rendiconto in partita celibe, dove arbitrarietà e impertinenza regnano sovrane. Ma lo humour, a tratti addirittura sconcertante, con cui Ourednik “scheda” il Novecento europeo, genera nel lettore un sentimento strano, quasi una tenerezza per la follia di cui ognuno è parte.
Patrik Ourednik (Praga 1957), scrittore eclettico, traduttore, linguista, redattore di enciclopedie, ha lasciato la Cecoslovacchia nel 1983 per stabilirsi a Parigi, dove vive e lavora. «Europeana», nella traduzione di Elena Paul, è stato pubblicato in italiano da :duepunti edizioni, Palermo 2005 (nuova edizione 2011). Con ogni probabilità dal libro di Ourednik ha preso il nome la grande biblioteca digitale dell’Unione Europea (http://www.europeana.eu/) attiva dal dicembre 2008. |
Il volo dei giorni (e alcune poesie inedite)
| lunedì 23 aprile 2012 legge Vittorio Franceschi | |
Dalla poesia fatta di oggetti, gesti e ricordi di Vittorio Franceschi emerge la rabbia garbata di un artista che, dopo mille deragliamenti del senso, infinite giravolte dei significati, voglia provare a ripristinare un connubio tra le parole e le cose, almeno tra le proprie parole e proprie cose. «Dopo le esperienze degli ultimi decenni, che hanno visto la frantumazione di tutti i linguaggi, credo che si debba ritornare a compitare, a “fare le aste” del senso e della verità, perché sotto il tappeto degli sperimentalismi, insieme alla polvere, il più delle volte c’è il bluff». A qualche anno dall’amara invettiva Stramba Bologna sghemba (2004), dedicata alla alla sua amata-odiata città, Franceschi sperimenta la lirica, in un dialogo serrato con chi non c’è più (la moglie Alessandra Galante Garrone), coinvolgendo il lettore in un percorso che conduce, con svolte improvvise – come sanno fare i veri poeti – dalle quisquilie alle domande universali. È come se Vittorio – ha scritto Gian Mario Anselmi nella sua Prefazione al volume – quasi in una sorta di mimesi dantesca (o pascoliana se volessimo), si ponesse dal punto di vista di chi non è più e da lì, da quella condizione di assoluta lontananza, aprisse invece lo spartito del dialogo e dell’assoluta vicinanza».
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“Santi e vampiri”
| lunedì 16 aprile 2012 legge Carlo Dogheria | |
In tutte le culture troviamo la figura del morto che ritorna tra i viventi, in forma corporea o fantasmatica, spesso con cattive intenzioni. Di questa schiera di revenants, il vampiro è il rappresentante più celebre e più rappresentato dalla letteratura e dal cinema, ma spesso in modi che tradiscono la realtà del “vero” vampiro.
Meno nota e prevedibile è la cattiveria dei santi, che nei loro miracoli postumi si dimostrano spesso frivoli, vanitosi, suscettibili e pronti all’ingiustizia e alla crudeltà pur di soddisfare i propri voleri. |
La primavera araba. Quali rivoluzioni nel Mediterraneo?
| lunedì 02 aprile 2012 legge Augusto Valeriani
La "primavera araba" che, a partire dal dicembre tunisino del 2010 ha in pochi mesi messo in discussione molti dei paradigmi consolidati rispetto agli equilibri politici e sociali della regione MENA, ha molto a che vedere con la rete e con il web 2.0. Questo non perché i sollevamenti contro i regimi autoritari, che stanno ancora oggi infiammando il mondo arabo, siano stati "causati" dai social media e neppure perché l'apice della loro onda d'urto destabilizzante sia nell'attività online. Le rivoluzioni, anche nell'era di Facebook, si fanno in piazza, così come il loro motore è la frustrazione politica, economica e sociale che cresce fino ad esplodere e non semplicemente una conversazione su Twitter. Il fattore davvero rilevante nelle forme dei movimenti sociali che hanno caratterizzato la Primavera Araba non è, infatti, tanto -o soltanto- nell'utilizzo indistinto degli strumenti di internet da parte dei manifestanti durante i giorni caldi delle proteste. L'elemento realmente innovativo, 2.0, di queste "rivoluzioni" va cercato ancora prima nell'appropriazione della "cultura" e della "struttura relazionale" della rete da parte di un'élite regionale di connectors, un soggetto collettivo che potremmo definire "intellettuali tecnologici".
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Sul colonialismo in Congo - Aimé Césaire, Adam Hochschild e Roger Casement
| Introduce Anna Maria Gentili | |||
lunedì 26 marzo 2012
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Leviatano -Thomas Hobbes
| lunedì 19 marzo 2012 legge Carlo Galli | |
La tesi di fondo del Leviatano è che l’intera struttura di una ordinata vita associata è resa possibile solo dalla politica, e non dalla morale tradizionale, né dalle teologie, e neppure dalla nascente economia. Da una politica assoluta è autonoma, scientificamente atteggiata, che ha in sé la forza di lasciarsi investire dalle questioni e dalle ragioni della morale e della teologia, e di reinterpretarle, che le assume in sé, che non se ne lascia fondare. Certo, Hobbes è l’eponimo di una politica categorialmente diversa e opposta rispetto a quella di Machiavelli, di una politica che segna di sé, istituzionalmente, la fase centrale e matura della modernità, l’età dello Stato – mentre quella dell’italiano è una politica laterale, centrata sul dinamismo delle contese più che sulla loro neutralizzazione, e più sul potere che sulla ragione, e come tale pur di enorme importanza nella storia del pensiero politico moderno, non è del tutto a suo agio nella dimensione della statualità e della cittadinanza, che ha la propria matrice nel razionalismo politico hobbesiano e nel suo disegno di neutralizzare giuridicamente il conflitto.
(dal saggio introduttivo di Carlo Galli al Leviatano di Thomas Hobbes, edizioni BUR-Rizzoli ottobre 2011 ) |
Discorso sulla servitù volontaria - Etienne de La Boétie
| lunedì 12 marzo 2012 legge Raffaele Laudani | |
Che un testo del Cinquecento ci aiuti a pensare il presente non deve stupire. Un classico è tale perché parla travalicando le epoche, perché, con il linguaggio della propria, avanza la domanda radicale cui il futuro – che noi siamo – non ha fornito risposta. La critica della tirannia formulata mezzo millennio fa si dimostra viatico straordinario per pensare la servitù volontaria nelle odierne democrazie.
(…………………) ..La servitù volontaria passa oggi soprattutto attraverso i media. Non solo la disinformazione ma l’infotainment, e l’etica comune modellata attraverso reality e trasmissioni di evasione. Inventare e imporre istituzioni per l’informazione imparziale, oltre che plurale, allora, e per un dibattito nell’agorà televisiva – unica ormai esistente – che costringa ad argomentare anziché esprimere. Tecnicamente è possibile, basta volerlo, basta considerarlo vitale per la democrazia. Senza complessi di apparire elitari, insomma: la lotta contro la servitù volontaria deve mirare ad ogni misura che favorisca un illuminismo di massa. ( dalla prefazione “Perché oggi” di Paolo Flores d’Arcais al “Discorso sulla servitù volontaria”, Chiare lettere 2011) |
Due discorsi dic.2011 - gen. 2012 - Barack Obama
| lunedì 05 marzo 2012 legge Mario Del Pero | |
Dopo la sconfitta alle elezioni di mid-term del 2010 e con una condizione di governo diviso, che vedeva i repubblicani controllare la Camera dei Rappresentanti, Barack Obama ha cercato di moderare la sua linea politica e di cercare un accordo con l'opposizione. Questo tentativo ha però portato pochi risultati. Da un lato le posizioni troppo distanti delle due parti si sono rivelate inconciliabili. Dall'altro, la rigidità e il radicalismo dei rappresentanti repubblicani non ha offerto interlocutori credibili e affidabili alle proposte di compromesso di Obama. Dopo alcuni eclatanti fallimenti, in particolare in occasione del discussione sul tetto del debito federale, e all'approssimarsi della scadenza elettorale del 2012, il Presidente ha deciso di cambiare rotta, incoraggiato da un'opinione pubblica critica nei confronti del dogmatismo repubblicano e maggiormente sensibile ai temi della diseguaglianza e delle sperequazioni sociali. Nei due discorsi di Osawatomie e sullo stato dell'Unione, Obama ha riproposto un lessico politico dai forti contenuti sociali: una retorica delle opportunità e dei diritti in cui si rivendica con forza il ruolo del governo federale e si affronta un problema quello dei bassi livelli di tassazione e degli immensi squilibri nella distribuzione del reddito e della ricchezza da troppo tempo ai margini del dibattito pubblico e politico negli Stati Uniti.
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Ricerca, potere, impegno civile. La memoria multiforme della strage di Ustica
| lunedì 27 febbraio 2012 leggono Lorenza Iannacci, Salvatore Alongi, Maria Visconti, Jessy Simonini | |
Il tema della memoria di un evento tragico e ancora profondamente dibattuto come la strage di Ustica si presta a diverse interpretazioni e approcci differenti. la memoria come mezzo per la ricerca della verità; la manipolazione della memoria come strumento del potere; o ancora la memoria come impegno civile, volto alla sopravvivenza e alla storicizzazione dell’evento. Questo il fil rouge che lega i diversi testi presentati, che tentato di rendere in maniera esplicita le diverse modalità di trattazione della memoria della strage.
In particolare ne La repubblica del dolore, lo storico Giovanni De Luna affronta il complesso problema della formazione di una “memoria ufficiale” in un momento storico di forte disgregazione sociale e di progressiva perdita di potere da parte delle istituzioni. Nell’intervista condotta dal giornalista Giovanni Fasanella al giudice Rosario Priore in Intrigo internazionale, i tanti depistaggi che hanno compromesso l’inchiesta giudiziaria vengono letti attraverso la lente della “ragione di stato” e della realpolitik. Infine Daniele Del Giudice racconta nel suo Unreported inbound Palermo la ricostruzione del volo dell’I-Tigi la notte del 27 giugno 1980 e la storia del ritrovamento e della riaggregazione dei frammenti scomposti dell’aereo, in una sorta di viaggio circolare che idealmente si chiude attorno alla sagoma del relitto ricostruito, unico vero “testimone muto” di quell’evento. |
Italia
ANTEFATTO: Dal 29 novembre 2011 al 29 gennaio 2012, negli spazi della Collezione Permanente del MAMbo (Museo d'Arte Moderna di Bologna), si è svolta l'azione Italia ideata da Mili Romano. Il lavoro ha preso spunto da una citazione di Giacomo Leopardi tratta dal "Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'italiani" e si è articolato nella proiezione di un'opera-video e in un'azione-performance. Nel video, Mili Romano ha proposto una ricognizione personale delle vicende della Repubblica italiana, in cui ricordi autobiografici si intrecciano con vicende emblematiche della storia nazionale. Contemporaneamente, l'artista, ogni giorno, seduta su una sedia appartenuta ai nonni, ha letto alcune pagine a lei care della letteratura italiana dall'Ottocento ad oggi. Lo stesso hanno fatto tutti coloro che hanno voluto partecipare spontaneamente all'iniziativa. Ognuno ha lasciato traccia del proprio passaggio, deponendo il libro scelto ai lati della sedia, per poi ritirarlo durante la serata finale del progetto, nella quale si è svolta una intensa maratona di lettura.
Mili Romano ripropone qui il 20 febbraio alle 21.00 la proiezione del video da lei realizzato e alcuni tra i passi più significativi letti durante l'iniziativa, e INVITA tutti gli amici della Nuova Bottega dell'Elefante a portare con sé un breve brano sugli usi e costumi degli italiani da leggere durante la serata.
Mili Romano (Siracusa, 1953) è artista, curatrice e traduttrice. Insegna Antropologia culturale all'Accademia delle Belle Arti di Bologna. Si occupa di antropologia urbana e di arte negli spazi pubblici. Tra i progetti da lei curati ricordiamo "Accademia in stazione" (dal 1997 al 2005, all'interno delle manifestazioni "Per non dimenticare" organizzate dall'Associazione dei familiari delle vittime del 2 agosto); "Container. Osservatorio/laboratorio mobile di arte pubblica"; il video-poema "Il Rumore del tempo" (montato con immagini girate nel 1977 a Bologna dall'allora nascente etichetta discografica Harpo's Bazar insieme a Gianni Celati) e "Cuore di pietra" (progetto di public art che dal 2005 coinvolge la comunità di Pianoro nella riappropriazione della propria storia e dei propri spazi, attraverso la presenza di numerosi artisti, chiamati a lavorare con e per gli abitanti del paese). Tra i suoi scritti: Città della letteratura. Immagini e percorsi; aRITMIe. Ultime visioni metropolitane, e la traduzione di Bachtin, L'opera di Rabelais e la cultura popolare (Einaudi), che resta, come racconta lei stessa, uno dei libri ispiratori della sua poetica e pratica artistica.
| lunedì 20 febbraio 2012 legge Mili Romano | |
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